Tag Archives: lago design

Opening Appartamento LAGO Rimini

Domenica 6 ottobre, a Rimini, apre il 14esimo Appartamento LAGO.

La casa si trova in via Ortaggi 9 e non poteva essere altrimenti visto che il tenant Giuliano di professione fa il cuoco, mentre la moglie Enrica è manager della ristorazione.

giuliano tenant rimini

La cucina di Giuliano raccoglie i sapori e gli odori della Romagna, sia di terra che di mare: il sale di Cervia, gli oli extravergine delle colline riminesi, il pesce fresco delle marinerie di Rimini, i maiali di Mora Romagnola delle colline, il manzo della Valmarecchia e i formaggi tipici.

L’Appartamento LAGO Rimini si trova nel Borgo San Giuliano, un antico quartiere di pescatori situato in prossimità del centro a cui è collegato dal Ponte di Tiberio, da cui parte la via Emilia. 

Appartamento LAGO Rimini

Il progetto della casa, sviluppato dall’Architetto Barbara Vannucci, parla di quest’anima marina. All’interno della casa, infatti, è stato ripreso il concetto di spazialità delle barche che hanno botole segrete salvaspazio e così l’Appartamento ha dei vani nascosti come l’apertura sul gradino della scala che accoglie l’aspirapolvere, o ambienti che all’occorrenza cambiano funzione come il sottoscala che diventa lavanderia.

L’Appartamento si sviluppa attorno alle esigenze delle cinque persone che vi abitano: Enrica, Giuliano e i tre figli Alessandro, Alice e Alberto. 140mq che accolgono ben 10 ambienti: l’ingresso-soggiorno, la cucina, la sala tv, 3 bagni e 4 camere da letto. Quando i nonni si fermano a dormire, il soggiorno viene trasformato in camera da letto.

Appartamento LAGO Rimini

Domenica 6 ottobre si comincia alle 17.00 con l’inaugurazione; un pomeriggio ricco di appuntamenti. La compagnia di improvvisazione teatrale On The Fly metterà in scena “Storie del mare”, un omaggio a Borgo San Giuliano, mentre una jazz session animerà il cortile esterno e la zona living.

Nella stessa serata, a pochi passi dall’Appartamento, in corso D’Augusto 212, anche il Lagostore
Rimini ospiterà, per l’occasione, alcuni eventi tra i quali un workshop, a cura di Giuliano, in cui i partecipanti si potranno cimentare nella realizzazione della tradizionale “Ciambella romagnola”.

Scopri tutti gli eventi!

Lagostore Rimini

Lagostore Rimini

Giovanni Casellato, da architetto ad artigiano

Oggi incontriamo Giovanni Casellato, LAGO maker e autore della collezione Filodolce (LAGO Objects), oggetti realizzati plasmando un filo di ferro che ne disegna l’anima.

Giovanni Casellato

Proveniente da una famiglia di artigiani da due generazioni, dopo gli studi di architettura Giovanni lascia la professione per intraprendere quella di artigiano. Nel video ci racconta la sua scelta di vita e la sua passione per il ferro. Buona visione!

Le creazioni di Giovanni sono visibili, assieme ai prodotti LAGO, dal 2 al 5 ottobre al MADE Expo, Padiglione 7, Stand C1 D10 “This is my Listone Giordano & partners”.

MADE Expo 2013

Radiobici, l’intervista di Maurizio Guagnetti a Daniele Lago

Come vi avevamo promesso il luglio scorso, ecco il video dell’intervista che Maurizio Guagnetti, giornalista di Radio 105, ha fatto a Daniele Lago mentre pedalava per le vie di Milano.

RadioBici-Logo

L’intervista si inscrive nel progetto Radiobici, di cui Appartamento Lago si è fatto sponsor considerata la comunanza di valori come cultura, condivisione, sostenibilità. E visto il tema del viaggio che unisce i due progetti: un viaggio negli esterni e uno negli interni d’Italia.

Appartamento Lago Bergamo

Daniele racconta come crescere in tempi di crisi, progettando e producendo senso, rimettendoci in discussione e riedificando la nostra italianità.

Buona visione!

Intervista a Brit Leissler, designer della poltroncina Huggy

brit_huggy_first_protoBrit Leissler è una vecchia amica di Lago. Nel dicembre 2006 ha partecipato, per la prima volta, a un workshop di Lagostudio. All’epoca era una studentessa in product design al Royal College of Art di Londra. Nell’estate del 2007, è tornata in Italia per un secondo workshop di Lagostudio durante il quale ha concepito la poltroncina Huggy. Nella sua formazione rientrano anche studi di design all’International School of Design di Colonia e al California College of the Arts di San Francisco. Per alcuni anni ha lavorato come designer per diverse aziende in Germania e in Svizzera.

Ma chi è Brit Leissler? Tedesca di nascita, vive a Londra dal 2005. Nel suo sito, racconta di sé: “Brit viaggia molto, ama tutte le forme di eccentricità, unisce i puntini e si diverte a intessere interessanti conversazioni con persone strane e meravigliose. Non mangia animali, adora il formaggio, ama gli scoiattoli di Kensington, i movimenti della robotic dance e il fatto che la vita stimoli le idee”.

Valentina: Ciao Brit. È un piacere rivederti. Iniziamo con Huggy, la poltroncina che hai disegnato per Lago. Raccontami, come t’è uscita quest’idea?

Brit Leissler: Partecipavo al Lagostudio. Era il 2007. Stavo giocando con i materiali, cercando di creare delle forme. Avevo questo pezzo di spugna, che rappresentava un materasso e ho cercato vari modi per dargli una forma. Ho notato che se lo arrotolavo e lo fissavo sul lato inferiore, si apriva dall’altro e diventava una specie di fiore e che questa forma avrebbe funzionato molto bene come seduta. Quando Daniele Lago vide la mia presentazione, anche se in questa fase prematura, si rese conto del potenziale dell’idea e mi chiese di svilupparla ulteriormente. Così sono uscita a comprare un enorme pezzo di spugna. È stato divertentissimo, una piccola avventura, trasportare quel materasso in cima al tetto della macchina di Lagostudio, una vecchia Fiat arrugginita che sembrava cadesse a pezzi. Ricordo che fu un pomeriggio molto divertente!

Primo bozzetto della poltroncina Huggy - Settembre 2007

Primo bozzetto della poltroncina Huggy – Settembre 2007

V: Posso immaginare! È stato difficile trasformare il concept in prodotto?

B: Beh…ho realizzato così tanti prototipi…perché cambiando anche un solo parametro, dovevo cambiare tutti gli altri. Nella fase iniziale di sviluppo è tutto un percorso di prove ed errori; devi capire cosa può funzionare e cosa no. Ho dovuto provare materiali con densità diverse, differenti diametri per il cilindro, vari spessori per il materasso, perché tutte queste cose sono connesse nel design di Huggy. Il materasso deve lavorare come un letto in termini di lunghezza, densità, spessore e, allo stesso tempo, funzionare come comoda seduta. Volevo rendere il prodotto molto semplice, un materasso incastrato in un anello, quindi ho fatto una semplice struttura di legno in cui ho spremuto il materasso e ha funzionato! Eravamo ancora lontani da un prodotto finito, ma ha funzionato. Uno poteva sedersi e questo dimostrò che Huggy poteva diventare un prodotto vero e proprio. Era un punto di partenza. Quello di cui molte persone non si rendono conto è che la parte principale del design è invisibile. Non la vedi nel prodotto finale.

Primo modellino della poltroncina Huggy

Primo modellino della poltroncina Huggy – Settembre 2007

V: Sì, penso che il “work in progress” sia molto interessante e poi gli ostacoli, a volte, ci possono portare soluzioni nuove, magari migliori di quelle che avevamo pensato all’inizio…

B: Sì, hai assolutamente ragione! È importante mantenere una visione chiara lungo la strada. Bisogna essere di mentalità aperta e accettare che quello che si ha in mente all’inizio potrebbe non funzionare…essere aperti a nuove soluzioni. Il problema è che, a volte, le persone diventano troppo ossessionate da un’idea e cercano di spingerla con qualsiasi mezzo, anche quando è chiaro che non funzionerà; così nascono progetti troppo complicati, super stilosi. Io non sono in alcun modo una stilista, ecco perché ho chiamato il mio studio “Shoot the stylist” (spara allo stilista). Credo nella bellezza, ma la ritrovo nella semplicità, non in un eccesso di decorazione.

prototipo poltroncina Huggy

Secondo prototipo della poltroncina Huggy – Dicembre 2007

V: In effetti Huggy è molto semplice, anche nella possibilità di trasformarsi in un letto. Questa doppia funzione risolve tantissimi problemi, soprattutto quando hai ospiti in casa e non sai dove metterli! È un design che aiuta la vita quotidiana, che non la complica.

B: Sì, sono molto orgogliosa del prodotto. Così semplice … Io sono una grande fan della semplicità e dell’approccio “ciò che vedi, è ciò che compri”. Alcune persone potrebbero vederlo come un approccio di non-design, perché non riguarda troppo lo stile. Per me si tratta piuttosto di lasciare che il concetto realizzi se stesso. Non mi piacciono i meccanismi complicati; credo che fare design significhi trovare l’essenza di un’idea e poi quest’idea si realizzerà da sola. In un certo senso è un approccio molto Lago, per questo credo che questo sia un terreno meraviglioso per un rapporto di lavoro tra azienda e designer.

Come usare Huggy

Da poltroncina Huggy diventa un comodo letto d’emergenza

V: Questo approccio di non-design si adatta bene alla nostra società, così liquida, sempre mutevole, in cui nulla è allo stesso modo. E Huggy è proprio figlia di questo mondo iper-mutevole. Ha anche vinto il Good Design Award 2009

B: Il Good Design Award è stato il riconoscimento ufficiale del mio design! Credo che il design debba avere una componente emotiva. Sempre. In qualche modo Huggy tocca le persone emotivamente, perché crea uno spazio così intimo e accogliente come un abbraccio!

V: Brit, mi hai incuriosito, come mai hai chiamato il tuo studio “Shoot the Stylist”?

B: Sai, un sacco di gente confonde il design con lo styling della forma, ma è molto più di questo! Idealmente, il design dovrebbe riguardare un concetto o un’intera filosofia. La mia filosofia si può definire “ambientalismo emozionale”…se può aver senso.

V: Che cosa intendi con ambientalismo emozionale?

B: Credo che il design dovrebbe creare vie, più che cose! Infatti, il design può anche creare cose intangibili, immateriali… può fornire anche solo una struttura, o un servizio, o una situazione. Questo è ciò che voglio creare: un design che dia un beneficio, che aiuti a vivere. In questo modo di pensare dev’essere coinvolta anche l’etica. Poco fa parlavi dei tempi in cui viviamo…penso che i tempi in cui viviamo non siano certamente molto etici. Sembra che la regola sia: “Finché riesci a farla franca, tutto è permesso”. Ai giorni nostri sono le persone più insapori, avide, volgari e senza arte, né parte a farla da padrone, a fare più soldi. I soldi sono il principio guida dei nostri tempi ed è così da un po’ di tempo. Per opporsi a questo serve un “design etico”.

Punch and Cuddle by Brit Leissler - Example of emotional furniture

Punch and Cuddle by Brit Leissler – Esempio di arredamento emozionale

V: Sto intervistando anche altri giovani designer in questo periodo… l’etica è una parola ricorrente. Forse questa crisi sta spingendo le imprese, i designer, ognuno di noi a ripensare il proprio atteggiamento verso l’ambiente.

B: Quando si progetta si dovrebbero prendere in considerazione non solo i costi di produzione…certo, sono importanti, altrimenti è impossibile produrre qualcosa e renderlo fattibile. Tuttavia, bisogna anche considerare i costi ambientali e persino quelli socio-culturali del prodotto. Se si creano solo cose brutte, in un certo modo si contribuisce a rendere brutto il mondo. E non sto parlando solo di come appaiono le cose. Parlo di ciò che rappresentano come sistema di valori. Io non sono per gli espedienti, ma non sono nemmeno contro la leggerezza (di cuore) nel design. Il design può essere divertente, anche stupido; quello che conta è che tocchi la gente in un modo o nell’altro…e offra un certo beneficio. Sento che ci sono moltissimi bisogni che le persone hanno e che non sono soddisfatti dai designer. Con Lago sento che c’è lo spazio per creare prodotti su larga scala, raggiungendo molte persone e, per questo, creare un “impatto silenzioso” nella vita quotidiana della gente.

V: Un impatto silenzioso nella vita delle persone…

B: Sì, questo è quello che può fare il design…idealmente…creare un cambiamento nel modo di vivere. Non voglio essere una “dittatrice del design”. Voglio dire piuttosto che come designer devi essere in grado di leggere, con sensibilità, il modo di vivere, le interazioni che le persone hanno ogni giorno, ecc. Come designer puoi creare il contesto per il prodotto…costruire un mondo…se si tratta di un mondo nel quale la gente si identifica, troverai sempre un “mercato” per il tuo prodotto. Non credo molto nel marketing; credo piuttosto nel toccare davvero le emozioni della gente, non nel cercare artificialmente di convincerli a comprare qualcosa di cui non hanno realmente bisogno. Quindi se le persone sentono di identificarsi con il tuo “mondo” e le cose che disegni, parteciperanno spontaneamente…Non so se tutto questo sia comprensibile…è un po’ astratto, mi rendo conto, ma mi hai chiesto qual è la mia filosofia…Penso che, come designer, sia importante avere un certo senso di responsabilità, perché hai una grande responsabilità, quando crei qualcosa per gli altri.

Marco Rainò, design angel del secondo workshop di Lagostudio

Il workshop di Lagostudio si avvia al termine. Sono state settimane intense dove i ragazzi hanno lavorato inizialmente sul prodotto e, in seconda battuta, sul retail.

A guidarli in quest’avventura è stato Marco Rainò, architetto interessato alla sperimentazione e alla contaminazione fra diverse discipline come architettura, grafica e design.

marco rainò

Marco ha fondato il proprio studio di architettura BRH+, assieme a Barbara Brondi, nel 2002, e si occupa fra le altre cose anche di curatela di mostre e installazioni, nonché dell’art direction di riviste di arredamento.

Oggi è stata giornata di feedback dopo che, in questa settimana, i ragazzi hanno lavorato su di un tema specifico scelto da Marco: la vetrina, o shop window; un elemento chiave del negozio, soprattutto per le possibilità che apre nella comunicazione con il pubblico.

feedback lagostudio

L’abbiamo intervistato e lui ci ha raccontato perché ha deciso di accettare l’invito di Lagostudio e il brief che ha dato ai designer.

Confronto, parola chiave del secondo workshop Lagostudio

Ieri abbiamo accolto in LAGO i designer del secondo workshop Lagostudio che si terrà dal 15 al 26 luglio. Un gruppo molto eterogeneo che, questa volta, raccoglie ben sei paesi: Italia, Spagna, Portogallo, Svezia, Russia, Colombia. Le diverse provenienze non hanno, però, impedito ai ragazzi di misurarsi molto in fretta fra di loro, abbattendo le barriere linguistiche e sociali ed entrando immediatamente in sintonia.

L’aspetto che, di questo secondo gruppo di designer, balza subito agli occhi è che, al di là dei background differenti, hanno tutti un linguaggio comune, anzi due: l’interesse per il design e la capacità di lavorare con gli altri. 

Appena messo piede in azienda si sono sparpagliati all’interno dello showroom toccando, osservando, testando il design LAGO. È stato bello vedere quest’interesse verso la funzionalità, i materiali, le superfici, perché il ruolo del designer non dovrebbe essere solamente quello di disegnare bozzetti di prodotti immaginati scollegati dalla realtà, ma incontrare i bisogni reali e risolverli. E i bisogni reali si capiscono mettendosi nei panni del fruitore, facendo esperienza tattile di un prodotto, mantenendo in fase di progettazione una certa aderenza alla realtà fisica dell’oggetto.

Dopo un tour nella Lagofabbrica per osservare da vicino la linea produttiva, i ragazzi hanno ricevuto il brief e, inaspettatamente, hanno deciso di ragionare da subito in gruppo, impegnandosi in svariati brainstorming collettivi. Condivisione, scambio, dialogo, partecipazione sono palpabili. È un confronto continuo che incarna perfettamente i valori con cui Lagostudio è nato. 

lagostudio group

Fra i designer selezionati per il secondo workshop Lagostudio vi è anche il vincitore del premio Medalla ADI 2013 di ADI-FAD (l’Associazione di Design Industriale spagnola, per intenderci), che è dedicato ogni anno a giovani professionisti appena laureati.

Si tratta di una collaborazione avviata fra LAGO e ADI-FAD lo scorso anno che prevede che il primo classificato della competizione entri di diritto in uno dei workshop estivi di Lagostudio. Un’iniziativa che esprime ancora una volta la volontà dell’azienda di contaminarsi, di mantenersi aperta agli stimoli esterni, di attirare creatività fresca e incontaminata.

gennis senen

Da giovane designer so che è molto difficile trovare oggi imprese o istituti che cerchino davvero nuovi talenti” ci spiega Gennís Senen, il vincitore della medaglia ADI-FAD 2013, ”per questo non posso che ringraziare l’ADI-FAD che organizza concorsi che danno valore al nostro lavoro e aiutano a farci conoscere e LAGO per darci l’opportunità di poter dimostrare concretamente quello che siamo in grado di fare“.

Design Angel di questo gruppo di Lagostudio sarà l’Architetto Marco Rainò, dello studio BRH+, che intervisteremo la prossima settimana e con cui indagheremo tematiche di interior che escono dal concetto di casa.

 

Air Wildwood, un tavolo che ha un’anima

Quando compriamo qualcosa raramente pensiamo al processo che sta dietro. Siamo così impegnati a scegliere la forma, a combinare i colori, a capire se le dimensioni sono giuste o no per casa nostra che ci dimentichiamo di approfondire.

Spesso le aziende non contribuiscono a colmare questo gap, perché in genere non si preoccupano di comunicare il processo, ma solamente il prodotto finito. Ad esempio, che cosa spinge un’azienda a realizzare un prodotto piuttosto che un altro? Quante ore servono per produrlo? E quanti prototipi sono stati realizzati prima di arrivare alla versione definitiva?

Prendiamo il tavolo Air Wildwood. Ci sono voluti ben 22 modelli per arrivare al prototipo definitivo e 120 ore per progettarlo e ingegnerizzarlo, ma ci piaceva l’idea di introdurre in collezione questo legno così vissuto…quasi come se avessimo raccolto un tronco trasportato dalla marea sulla spiaggia e lo avessimo usato per fare tavoli, mensole, letti…

Air wildwood_table

Ogni tavolo Air in Wildwood è unico, ha venature diverse, ha un’anima. E poi il legno è un materiale che comunica verità, emozione, tempo.

Tempo. È quella dimensione che dà la misura di quanta cura venga messa nella creazione di qualcosa.

Se vi dicessi che il processo di produzione del vostro tavolo Wildwood dura 12 ore e richiede la passione di 5 artigiani? Forse riuscireste a sentire quanta attenzione ed esperienza vi ha messo chi l’ha realizzato.

lavorazione wildwood

Ma il tavolo Air Wildwood è anche altro. È un tavolo con una memoria, un prodotto che acquisisce una storia man mano che lo si usa, dove anche il più piccolo sfregio, dovuto all’usura, comunica qualcosa della vita che gli accade attorno. Un tavolo che invita alla condivisione.

Vi lascio con un po’ di numeri. E, perché no, la possibilità di vincerlo partecipando al contest Lago “Design is changing”. Basta cliccare qui!

numeri tavolo air wildwood

Odoardo Fioravanti: Design Angel di Lagostudio

Dopo il percorso intrapreso con Matteo Ragni e con Setsu Ito, Lagostudio ha invitato quest’anno Odoardo Fioravanti a diventare “Design Angel” del primo workshop estivo.

Una proposta accettata con molto piacere da Odoardo, come ci ha raccontato in questa video-intervista:


Fino al 5 luglio i designer di Lagostudio potranno, quindi, godere della professionalità, del tempo e dell’esperienza di uno dei designer italiani più interessanti nel panorama italiano ed europeo, vincitore del Compasso dʼOro 2011 con la sedia Frida prodotta da Pedrali.

lagostudio odoardo fioravanti

Un’esperienza unica per i dieci professionisti, selezionati fra circa 200 candidati e provenienti da diverse città italiane ed estere (Belgio, Germania e Spagna), che lavoreranno a un brief pensato proprio da Odoardo Fioravanti.

Punto di partenza è il percorso che ha portato Lago, negli ultimi anni, a educare il consumatore spingendolo a liberare la propria creatività in casa, grazie a prodotti e sistemi modulari e innovativi. Da qui gli studenti dovranno partire per cercare nuovi paradigmi capaci di fornire strumenti sempre più evoluti per pensare la casa in libertà.

L’uomo sul fiume è tornato

giacomo-500-b

L’avevamo lasciato così, mentre partiva da LAGO alla volta di Venezia per terminare la sua barca, dopo averne costruito lo scafo nella nostra Art Waiting Room.

giacomo-de-stefano

Da quel momento in poi abbiamo seguito Giacomo grazie al suo diario di viaggio su www.manontheriver.com e abbiamo percorso con lui i 5,200 km da Londra a Istanbul attraverso i fiumi d’Europa.

Lunedì 11 marzo, alle 18:30, il nostro Man on the River torna in LAGO per raccontarci il suo viaggio sostenibile, portato avanti con un budget di zero euro e la collaborazione di quanti ci hanno creduto. Sono tanti i volti e le storie che Giacomo ha incontrato lungo la via, mentre remava con pochi strumenti: le sue braccia, una vela, una bussola.

invito man

Anche LAGO ha raccolto l’appello di Giacomo e al Salone del Mobile 2013, ha scelto di non utilizzare l’acqua imbottigliata, ma quella di rubinetto. Grazie ad una partnership con Brita, ai rubinetti di stand e Appartamento verranno applicati dei filtri che permetteranno di imbroccare acqua depurata. Nel nostro piccolo, un esempio di approccio eco-sostenibile.

Dopo l’appuntamento di lunedì, Giacomo sarà al LAGOSTORE Luxembourg, venerdì 15 marzo, sempre alle 18:30.

I posti per la conferenza-dibattito con Man on the River sono limitati. Prenota il tuo biglietto!

Un nuovo monomarca a Barcellona

L’attesa è terminata. Proprio ora a Barcellona si stanno ultimando i preparativi per l’inaugurazione del primo monomarca LAGO nella “ciudad condal”.

invito Barcellona

Vicino al Paseig de Gracia, in una zona centralissima di Barcellona e dedicata al design, Daniele Lago presenterà il suo concetto di Design Thinking utilizzando linee, forme, materiali e colori in maniera sorprendente.

Il nuovo LAGOSTORE spagnolo conta 154 mq e si sviluppa in lunghezza: una grande cucina a penisola accoglie il visitatore che, dopo aver attraversato un lungo corridoio vigilato da alti totem 30mm e 36e8, giunge a uno spazio dove è stato ricreato un intero appartamento.

lagostore barcelona

Ti aspettiamo in Vía Augusta, 10 a partire dalle 19.30. La serata sarà animata dalla DJ Ilana Ospina.