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Intervista a Luca de Bona, designer della sedia Dangla

Oggi incontriamo Luca de Bona, designer della sedia Dangla. Luca ha partecipato all’edizione 2010 di LAGO STUDIO e ha progettato una sedia che ama cucirsi gli abiti addosso, che si adatta bene sia alla zona living che alla cucina. Buona lettura!

Living Lago con sedia Dangla

Qual è il pensiero che ti ha guidato nella progettazione di Dangla?

Volevo una sedia femminile: un corpo elegante da vestire e spogliare con un gesto, che sapesse accogliere con robustezza e cullare. Ma volevo anche una sedia che non seguisse le mode e si adattasse ai contesti e ai tempi. Pensavo che disegnare una sedia capace di rispondere a tutte le mie personali esigenze funzionali ed estetiche (tra cui dondolare) avrebbe in qualche modo permesso a chiunque di ritrovare in Dangla una o più affinità.

Sedia Dangla_4

Perché hai deciso di disegnare proprio una sedia?

Nella storia dell’arredo, la sedia esiste da sempre e, in un certo senso, ha rispecchiato nelle sue forme gli stili e gli usi di ogni epoca. Più di ogni altro arredo, essa ha il compito di decorare gradevolmente e ospitare comodamente. Disegnare questo tipo di seduta è stata una sorta di sfida: volevo dimostrare come fosse possibile inventare una sedia che ancora non esisteva e proporre una soluzione senza tempo e per tutti i tempi, una sedia un po’ magica che mutasse aspetto con un gesto e forma con il peso del corpo.

Sedia Dangla_3

La sedia Dangla può essere personalizzata con tre tessuti diversi. Quanto è importante dare la possibilità al consumatore di creare un design personale oggi?

Oggi le persone vivono, viaggiano e lavorano con ritmi e abitudini sempre più eterogenei e dinamici. Questo rende i loro gusti più ampi, consapevoli e intermittenti. Conoscono il design, ma vogliono che esso si adatti con duttilità al proprio tempo e al proprio habitat. In quest’epoca di trasformazioni, anche le gerarchie degli spazi abitativi e lavorativi stanno subendo sovvertimenti impensabili. Dangla adempie perfettamente al suo ruolo funzionale ed ergonomico, ma grazie a una sinuosa silhouette si lascia vestire elegantemente o sportivamente diventando la sedia per la cucina, la poltroncina per il soggiorno o la seduta da ufficio.

LAGO CATALOGO SALONE DEL MOBILE 2011

La tua Dangla come la sceglieresti?

Vivo in una piccola casa che si distribuisce attorno a un living che è al contempo il luogo dove mangiare, lavorare, rilassarsi e incontrare gli amici. Intorno al grande tavolo che funge da fulcro di tutte le principali attività abitative, vorrei sei sedie Dangla ognuna vestita in maniera diversa: tessuto, pelle, liscia, arricciata, con zip e cuciture a vista in cui ognuno possa scegliere istintivamente dove sedersi…

dangla chair

Quale potrebbe essere il tessuto del prossimo millennio?

Immagino un tessuto sinestetico, prodotto da un telaio che assembli tradizione e alta tecnologia: un uso ecologico delle fibre naturali intrecciate con materiali innovativi e sostenibili capaci di scaldare, illuminare, cambiare cromatismi, ma anche facilmente lavorabili, ricamabili, personalizzabili da chiunque secondo gusti e stili. Siamo proiettati al futuro e questo ci consente di raggiungere traguardi eccezionali, ma siamo comunque uomini con ancestrali esigenze sensoriali da soddisfare e un congenito bisogno di lasciare tracce attraverso segni e decori.

Per info su LAGO STUDIO e per candidarsi ai prossimi workshop: http://lagostudio.com/. Il 25 maggio scade il termine per iscriversi al secondo workshop.

Arredare con il colore: le pareti

Il bianco ci colpisce come un grande silenzio che ci sembra assoluto. Interiormente, lo sentiamo come un non suono, molto simile alle pause musicali che interrompono brevemente lo sviluppo di una frase o di un tema…È un silenzio che non è morto, ma è ricco di potenzialità. Il bianco ha un suono di un silenzio che, improvvisamente, riusciamo a comprendere”. Così Kandinsky descriveva il colore bianco in quel suo delizioso saggio che è “Lo spirituale nell’arte”.

Appartamento LAGO Pescara

Il bianco contiene in sé ogni colore, ne è la matrice e spesso lo ritroviamo nelle pareti di casa nostra, vuoi perché, essendo neutro, sta bene con tutto, vuoi per pigrizia o scarsa creatività. Eppure il colore delle pareti non è un elemento d’arredo secondario, ma uno strumento che modifica la nostra percezione dello spazio e ha una sua influenza sul nostro benessere psico-emotivo. È abbastanza assodato che una parete rossa comunica qualcosa di completamente diverso da una verde. Naturalmente non pretendiamo di essere i massimi esperti del feng shui, ma qualche consiglio su come tinteggiare le pareti di casa può sicuramente risultare utile ai più. Vediamo quali sono, a detta degli esperti, i colori più adatti ai vari ambienti.

L’ingresso

Appartamento LAGO Alicante

Luogo di transito tra interno ed esterno, è uno spiraglio sulla nostra intimità, tant’è che chi non ci è molto gradito lo lasciamo proprio all’ingresso, se non sulla porta di casa. I venditori ambulanti ne sanno qualcosa. Curiosamente questi spazi, di per sé non molto luminosi, appaiono spesso poco curati, quasi a scoraggiare tentativi di “invasione”. Eppure rappresentano la prima accoglienza che diamo ai nostri ospiti. Se non si ha la fortuna di avere un ingresso di fascino con il muro di pietre a faccia vista, come quello dell’Appartamento Lago Alicante, si può scegliere di tinteggiarlo con colori brillanti e luminosi che lo rendono più accogliente. Decidete voi quali; l’ingresso è uno dei pochi ambienti della casa nei quali non si è limitati nella scelta del colore, ma si può esprimere con forza la propria personalità.

La cucina

Appartamento LAGO Bergamo

È il cuore della casa. La stanza che più esprime il concetto di famiglia, essendo il luogo dello scambio e della condivisione. I colori da preferire saranno quelli che associati alla convivialità, come giallo e arancione. Il giallo è per eccellenza il colore dell’allegria, della comunicazione, dell’estroversione, il colore del sole e del grano maturo. Stimola la digestione, perché favorisce l’assimilazione del cibo. L’arancione, che aggiunge al giallo un pizzico di rosso, è un colore energico, senza essere aggressivo. Normalmente associato agli agrumi, stimola l’appetito. In cucina sono da evitare i rossi e i blu puri (troppo pesanti), mentre il verde va usato nei toni brillanti. Un’alternativa al colorare le pareti è lasciare tutto bianco e inserire una cucina colorata.

Il soggiorno

Living_LAGO

Distensione. Questa è la parola chiave che caratterizza il soggiorno; l’ambiente dove ci rilassiamo dopo una giornata di lavoro e dove intratteniamo gli ospiti. I colori ideali qui sono i neutri, ossia i colori della gamma del marrone: i crema, i biscotti, i bruni-grigi. Sono i colori della terra, dei materiali naturali, da sempre dei classici della decorazione d’interni. Ottime anche le terrecotte: il rosso, il mattone, il rosa antico, l’arancione che aiutano a riscaldare l’atmosfera.

La camera da letto

LAGO Bedroom

Dev’essere un ambiente sano e tranquillo. Il riposo è importantissimo per l’essere umano, altrimenti non vi dedicheremmo un terzo della nostra vita. Per la camera da letto si possono scegliere sia colori freddi (come l‘azzurro, il verde, il blu) che caldi (come il rosa, il pesca, l’albicocca).

Lo studio

Lago Office

L’ambiente dedicato all’attività lavorativa o scolastica deve aiutare l’organizzazione, la concentrazione, la produttività. I colori che meglio rispondono a queste esigenze sono il verde brillante e il giallo, mentre per i più creativi l’arancione che stimola la memoria visiva.

Il bagno

LAGO Bathroom

Forse lo spazio più intimo di tutta la casa; il luogo in cui ci si spoglia delle fatiche e delle maschere. Come l’ingresso, anche il bagno è una stanza abbastanza versatile dal punto di vista cromatico. Essendo immediata l’associazione all’elemento acqua le migliori tonalità sono il blu, il turchese, il verde, ma anche un bagno color pesca o rosa antico è in grado di ricreare un’atmosfera delicata ideale per rilassarsi.

In alternativa al colore, si possono scegliere le carte da parati. Nella collezione LAGO Interior ce ne sono di molti tipi: dalla recente 3Dots perfetta per la camera dei bambini a Playwall, una carta da parati velcrata (brevetto Jannelli&Volpi) sulla quale si possono attaccare, staccare e riattaccare mensole e cuscini, sino a Luci e Ombre che invade la stanza con lame di luce provenienti da finestre immaginarie.

Guarda le carte da parati LAGO, progettate in collaborazione con Jannelli&Volpi.

Scegli il colore per casa tua dalla collezione Natural Wall painting, sviluppata assieme ad Oikos.

Intervista a Jennifer Rieker, designer di 3Dots Wallpaper

Abbiamo conosciuto Jennifer Rieker durante il primo workshop di Lagostudio 2013. L’abbiamo ritrovata, quest’anno, vincitrice dello Young Contest by Lagostudio. Stavamo lavorando alle camerette e avevamo chiesto ai creativi di Lagostudio di disegnare una carta da parati per la stanza dei bambini. Fra tutti i partecipanti ha vinto Jennifer con 3Dots Wallpaper, una carta da parati semplice e incredibile, come il design dedicato all’infanzia dovrebbe essere.

Jennifer Rieker

Ciao Jennifer. Come ti è venuta l’idea di 3Dots? Spiegaci il concept.

Innanzitutto mi sono ricordata della carta da parati che avevo nella mia stanza da bambina. Era completamente bianca, ma aveva come dei pallini in rilievo. Ai miei occhi di bambina non era solo una parete bianca e mi divertivo a trovare figure come animali, persone o oggetti nella struttura.

Poi mi sono fatta ispirare anche da un articolo che ho letto sul fatto che gli essere umani tendono a vedere facce ovunque. Bastano due puntini allineati orizzontalmente per gli occhi e un pallino singolo per il naso o la bocca. Tutto questo mi ha portato all’idea di 3Dots Wallpaper.

È una carta da parati a puntini, nella quale puoi trovare differenti animali unendo i 3 pallini neri che creano la faccia. Così quello che agli occhi degli adulti può sembrare un pattern casuale, a quelli dei bambini diventa una foresta piena di animali.

3Dots Wallpaper

Quali sono gli aspetti da tenere in considerazione quando si progetta per i bambini?

Sentire le loro opinioni o chiedere a te stesso e ricordarti cosa ti piaceva e cosa no quand’eri bambino. Non bisogna prendere tutto troppo sul serio, il design deve far sorridere.

Ci sono dei bisogni che i designer o le aziende non hanno ancora capito?

Il design per l’infanzia deve piacere anche agli adulti. Il miglior esempio sarebbe un design che vuoi avere in ufficio o in salotto così come nella stanza dei bambini.

Cosa non può mai mancare nella cameretta di un bambino?

Un nascondiglio. Un posto nella stanza in cui sentirti come in una casa sull’albero o in una caverna. Un luogo in cui nasconderti, leggere, giocare da solo o con gli amici.

Com’era la tua camera quand’eri piccola?

Era di soli 9 mq, ecco perché avevo un letto sospeso. Sotto c’era uno spazio dove nascondersi o giocare con gli amici. La carta da parati era bianca, con dei puntini in rilievo e c’era un gabbiano di legno appeso al soffitto.

Camerette Lago

Lago Object, arriva la collezione Vita-Nova di Giovanni Scafuro

Giovanni Scafuro

Dopo Filodolce di Giovanni Casellato, LAGO continua la ricerca di oggettistica di design con un’anima artigiana presentando Vita-Nova di Giovanni Scafuro.

La collezione raccoglie oggetti che prima erano altro come tazze, biscottiere e zuccheriere, dove la ceramica bianca e minimale viene perfettamente bilanciata dalla presenza di una posata che la trapassa e funge da manico, o come vecchi piatti decorati che diventano gioielli e oggetti per la casa.

Siamo andati a intervistare l’autore: Giovanni Scafuro, artigiano milanese che ha respirato, giovanissimo, l’aria delle botteghe di Napoli incontrando ceramisti, fabbri e falegnami dai quali ha appreso l’arte del lavoro manuale. Il riciclo e il recupero sono una costante del suo continuo processo di sperimentazione e il punto di partenza per creare Vita-Nova che, mescolando tecniche e materiali, conferisce nuova vita a oggetti di uso quotidiano.

Giovanni, ti definisci handesigner…chi è un handesigner?

Il termine handesigner è per me un modo diverso di dire artigiano, colui che progetta, realizza e sperimenta. Deriva da handesign ovvero “hand & sign” dove la mano indica la manualità che è sempre dietro ai miei oggetti e il segno la progettazione sperimentale. Due concetti essenziali, a mio avviso, per dare un’anima all’oggetto e renderlo unico.

Come hai deciso di diventare handesigner?

In realtà è nato tutto un po’ per caso, circa 20 anni fa, saltellando di bottega in bottega tra i vari artigiani napoletani: Nicola, un mastro vetraio, l’ultimo a Napoli a realizzare gli specchi in maniera artigianale; Raffaele l’ebanista che riconosce il legno solo dall’odore; Mario, il fabbro che non ha bisogno del metro per conoscere la misura di un tubo; Antimo, il ceramista che tira su vasi a occhi chiusi; Marcello che realizza vetrate tiffany e con cui, nelle pause pranzo, progettavo tutto e nulla sui cartoni delle pizze e poi Gennaro, il pittore che mi ha insegnato a guardare i colori…e tanti altri. Da loro ho appreso sia le tecniche, spesso tradizionali, che il modo di guardare le cose da un punto diverso, inusuale. E ho iniziato a realizzare oggetti che, negli anni, raggruppavano sempre più tecniche e materiali, riutilizzando qualcosa di già esistente, giunto ormai alla fine del ciclo di vita.

Qual è l’idea alla base del tuo design?

Guardare con occhi nuovi le cose, dargli una nuova direzione e un’altra vita. Lavorando con materiali di riciclo mi faccio dapprima ispirare dal materiale, poi cerco di combinare le tecniche cercando di creare qualcosa di inedito. Spesso mi faccio ispirare da quello che viene “rifiutato” e che trovo nei mercatini delle pulci o da antiquari e robivecchi come i vecchi piatti di porcellana che hanno una manifattura eccellente e che, se sbeccati, vengono considerati rifiuti. Questa cosa non mi andava giù, così ho realizzato una linea di gioielli. Le vecchie posate in alpacca, invece, le trasformo in decorazioni per la casa come centrotavola o lampade.

Ho notato che hai una passione smodata per le forchette. Da dove nasce?

La forchetta è l’oggetto su cui ho scelto di focalizzare la mia sperimentazione, sia perché il metallo è il mio materiale preferito, dato che non necessita di lunghi tempi di lavorazione come il legno, la ceramica o il vetro, ma anche per il legame che ha con il quotidiano. Mi diverte guardare il sorriso delle persone quando scoprono che ho utilizzato la forchetta per un gioiello o l’ho trasformata nel manico di una tazzina. Vederla con altri occhi spesso stupisce, perché ha una forma e un utilizzo che riteniamo solitamente immutabile.

Ci parli della collezione che hai sviluppato per Lago?

La collezione Lago Vita-Nova raccoglie oggetti che prima erano qualcos’altro, come le ceramiche bianche e minimali (tazzine, tazze da tè, biscottiere, zuccheriere) che vengono perfettamente bilanciate dalla presenza di una posata che le trapassa e funge da manico. O vecchi piatti decorati recuperati da antiquari o nei mercatini dell’usato e trasformati in gioielli e oggetti per la casa. La cosa che mi interessa di più del riutilizzo è la ricerca di un nuovo punto di vista, usando al meglio il materiale sia per le sue caratteristiche tecniche, che per il suo lato estetico.

Giovanni Scafuro al lavoro

Lago Bathroom, l’intimità ha cambiato pelle

Siamo solo all’inizio, ma siamo entusiasti, impariamo in fretta e vogliamo offrire soluzioni inedite, coraggiose, divertenti, emozionanti. Come le vostre esistenze.

LAGO Bathroom

Abbiamo iniziato a indagare l’ambiente bagno due anni fa, al Salone del Mobile del 2011, presentando i nostri primi lavabi e offrendoci di rifare il bagno in quattro abitazioni private di Milano. È stato il primo passo di un progetto che, nei due anni successivi, ci ha impegnato in lunghe ricerche sui materiali, le forme e i modi di vivere gli interni e che ci ha portato, come ci eravamo ripromessi di fare, ad ampliare la gamma prodotto arrivando a toccare tutte le aree della casa.

LAGO Bathroom

È stato un lavoro intenso grazie al quale oggi siamo in grado di presentare il nostro primo catalogo bagni; 175 pagine in cui superfici, materiali, oggetti ed emozioni si fondono per creare ambienti sempre diversi.

LAGO Interior

Abbiamo cercato di consegnarvi un catalogo che proponesse tante soluzioni su come progettare attorno al vostro sentire la stanza più intima della casa, quella in cui ci si spoglia delle fatiche della giornata e ci si rigenera.

LAGO Bathroom

Ma non ci siamo limitati a progettare solamente i prodotti. Ogni stanza è un progetto d’interior completo che vi mostriamo a partire dal cantiere. Questo perché la stanza da bagno è uno degli ambienti che viene scelto per primo quando si costruisce la propria casa e ci piaceva l’idea di mostrarvela ancora al grezzo.
Nelle pagine di apertura i bagni sono, infatti, presentati in fase di costruzione con i pavimenti sporchi di calce, gli operai che si riposano, gli strumenti abbandonati per terra.

Bathroom Catalogue

Con la collezione Lago potrete arredare tutto l’ambiente bagno, dalle piastrelle ai pavimenti, trovare il lavabo più adatto alle vostre esigenze, oltre che sfruttare i sistemi 36e8, LagoLinea, DiagoLinea e le armadiature N.O.W. per creare lavanderie funzionali ed eleganti.

LAGO Laundry

Ritroverete i lavabi presentati al Salone di quest’anno: Depth disponibile in ben quattro finiture (wildwood, Slimtech, resina e laminato), Steel che può essere incassato anche nelle mensole in wildwood, LagoLinea che si integra perfettamente con il sistema omonimo e poi Inbilico, Cellule e Basica, un nuovo lavabo in ceramica bianca semplice e funzionale.

Depth Basin

Due novità interessanti riguardano la collezione LAGO Interior: Acua, un pattern dal sapore orientale che abbiamo pensato per il lavabo Skin, ma anche come rivestimento per il bagno e Fading, una collezione di piastrelle sfumate in Slimtech di 3,5 mm di spessore che creano una piacevole gradazione di colore.

Fading_covering

Queste e tante altre sono le novità del nuovo Bathroom Catalogue. Sfogliatelo con calma e poi fateci sapere che ne pensate! Grazie.

 

 

 

Otto buoni motivi per scaricare l’app LAGO Bedroom

Da oggi nell’Apple Store ci siamo anche noi. La nostra prima App è dedicata completamente alla zona notte ed è disponibile, per il momento, nella versione per iPad.

app lago bedroom

Sfogliandola scoprirai tutta la sorpresa di dormire sospesi fra le nuvole o poggiare la testa su un tronco d’albero. Potrai aprire e chiudere gli armadi Lago e perderti fra gli alberi della cabina-armadio. Ma anche cercare il letto più adatto alle tue esigenze per gusto e dimensioni e capire come mescolare prodotti, interior, materiali, colori per creare la camera dei tuoi sogni.

Non è abbastanza? Eccoti otto buoni motivi per scaricare l’app LAGO Bedroom:

1. Catalogo completo

Nell’app “LAGO Bedroom” trovi il catalogo cartaceo completo, con tutte le composizioni e le informazioni tecniche. Puoi così vedere con molta facilità tutta l’offerta LAGO per la zona notte e scegliere con calma i prodotti che più ti piacciono.

2. Prodotti in composizione

Ritrovare il prodotto che ti era tanto piaciuto e che avevi visto in quella rivista o nella vetrina di quel negozio è più facile con l’app LAGO Bedroom. Per ogni composizione, cliccando sulle icone “F” (Furniture) e “I” (Interior), vengono segnalati i nomi dei prodotti che la compongono: dai sistemi ai singoli pezzi, dalle carte da parati ai pavimenti.

Nomi prodotti Lago

3. Virtual Tour

Ti piacerebbe provare la sensazione di sentirti dentro a una camera da letto Lago? Grazie alla funzionalità “3D” puoi partire per un tour virtuale e visitare diverse stanze che cambiano nel mood e nell’interior, trovando quella che più si adatta alla tua personalità.

3D Virtual Tour

4. Un solo prodotto, tante composizioni

Con la funzione “Scroll” puoi vedere altre versioni dello stesso prodotto o le varie dimensioni disponibili. In questo modo hai qualche suggerimento in più per progettare la tua camera.

scroll composizioni

5. Come funzionano i prodotti LAGO

Il design LAGO è sempre sorprendente, dagli armadi in tessuto da vestire con le righe o in tinta unita alle cabine-armadio che sembrano foreste piene di alberi. Nell’app “LAGO Bedroom” esistono molte animazioni che spiegano la funzionalità o la modularità dei prodotti Lago.

6. Condividi con gli amici i prodotti che ti piacciono

Se ti piace una composizione o un prodotto, puoi condividerli direttamente su Facebook e mostrarli ai tuoi amici.

7. Lago per te

Vuoi più informazioni su un letto o avere aiuto su come progettare? Cliccando su “Lago per te”, accedi direttamente al sito dedicato ai servizi Lago e richiedi al negozio della tua zona informazioni sul prodotto, un sopralluogo o la consulenza in negozio.

8. Mini-game

Le app sono anche un gioco. All’interno di “LAGO Bedroom” abbiamo inserito qualche mini-game interattivo che ti permette di costruire la tua libreria LagoLinea o “toccare” la panca Soft Bench per vedere come abbiamo ammorbidito il legno.

lagolinea app

Naturalmente ci farà piacere sapere cosa pensi della nuova app. Lascia un commento nel post o manda un tweet a @lagoitalia.

Giovanni Casellato, da architetto ad artigiano

Oggi incontriamo Giovanni Casellato, LAGO maker e autore della collezione Filodolce (LAGO Objects), oggetti realizzati plasmando un filo di ferro che ne disegna l’anima.

Giovanni Casellato

Proveniente da una famiglia di artigiani da due generazioni, dopo gli studi di architettura Giovanni lascia la professione per intraprendere quella di artigiano. Nel video ci racconta la sua scelta di vita e la sua passione per il ferro. Buona visione!

Le creazioni di Giovanni sono visibili, assieme ai prodotti LAGO, dal 2 al 5 ottobre al MADE Expo, Padiglione 7, Stand C1 D10 “This is my Listone Giordano & partners”.

MADE Expo 2013

L’evoluzione delle cucine Lago

La cucina ha un potere evocativo che nessun altro ambiente della casa possiede, perché si ricollega al senso dell’olfatto, il più atavico. È il cuore pulsante della casa, il centro della convivialità.

cucina-salotto

Le nostre prime cucine le abbiamo progettate nel 2008 a partire dal modulo 36e8, il nostro mattoncino base: un quadrato di 36,8×36,8 cm che permette di avere tanta versatilità di composizione.

Un modulo innovativo, quanto atipico nell’ambiente cucina, che ha dato vita a un linguaggio estetico nuovo in totale controtendenza con la tradizione che voleva multipli di 15 o 30 cm, giusti per farci stare gli elettrodomestici da incasso.

Con quel modulo ci siamo divertiti a creare alberi, nuvole, aragoste; abbiamo giocato con il linguaggio astratto e quello figurativo. Ma soprattutto abbiamo consegnato a ciascuno la possibilità di costruirsi da solo la propria cucina, mescolando contenitori, profondità, finiture, colori.

lago alberi e nuvole

Una possibilità che si è arricchita nel tempo di nuovi materiali come il Wildwood, perfetto per il top della cucina; un materiale a cui teniamo particolarmente, perché è autentico, pieno di calore e in cucina acquista ancora di più una storia, visto che più lo si usa e più parla di vita, di convivialità, di condivisione.

E poi c’è il sistema Weightless che permette di sfruttare pensili che scendono dal soffitto e con il quale si possono creare isole suggestive e funzionali a centro stanza.

Cucina 36e8 Wildwood

In questi cinque anni abbiamo lavorato molto anche all’organizzazione dello spazio, per rispondere in modo efficace alle necessità e alla gestualità del cucinare, studiando l’ergonomia e arricchendo le basi, i pensili, la dispensa N.O.W. di accessori pratici ed eleganti, di cassetti e colonne estraibili.

Accessori cucina Lago

Accanto ai frontali in vetro, recentemente abbiamo introdotto anche il laccato per consegnare al consumatore una cucina progettata pensando prima di tutto alla funzionalità.

Ma non ci è bastato. Il progetto Interior ha completato l’ambiente con pavimenti, piastrelle, finiture murarie e carte da parati che dialogano perfettamente con la cucina 36e8. Una collezione che abbiamo voluto perché il design migliora la vita quanto più è armonioso e coerente.

36e8_kitchen

Ci sono tante altre piccole caratteristiche che servono a semplificarti la vita, come le aperture push-pull o le basi che puoi aprire con un tocco.

Vuoi scoprire le altre? Cucina con noi! 

Intervista a Brit Leissler, designer della poltroncina Huggy

brit_huggy_first_protoBrit Leissler è una vecchia amica di Lago. Nel dicembre 2006 ha partecipato, per la prima volta, a un workshop di Lagostudio. All’epoca era una studentessa in product design al Royal College of Art di Londra. Nell’estate del 2007, è tornata in Italia per un secondo workshop di Lagostudio durante il quale ha concepito la poltroncina Huggy. Nella sua formazione rientrano anche studi di design all’International School of Design di Colonia e al California College of the Arts di San Francisco. Per alcuni anni ha lavorato come designer per diverse aziende in Germania e in Svizzera.

Ma chi è Brit Leissler? Tedesca di nascita, vive a Londra dal 2005. Nel suo sito, racconta di sé: “Brit viaggia molto, ama tutte le forme di eccentricità, unisce i puntini e si diverte a intessere interessanti conversazioni con persone strane e meravigliose. Non mangia animali, adora il formaggio, ama gli scoiattoli di Kensington, i movimenti della robotic dance e il fatto che la vita stimoli le idee”.

Valentina: Ciao Brit. È un piacere rivederti. Iniziamo con Huggy, la poltroncina che hai disegnato per Lago. Raccontami, come t’è uscita quest’idea?

Brit Leissler: Partecipavo al Lagostudio. Era il 2007. Stavo giocando con i materiali, cercando di creare delle forme. Avevo questo pezzo di spugna, che rappresentava un materasso e ho cercato vari modi per dargli una forma. Ho notato che se lo arrotolavo e lo fissavo sul lato inferiore, si apriva dall’altro e diventava una specie di fiore e che questa forma avrebbe funzionato molto bene come seduta. Quando Daniele Lago vide la mia presentazione, anche se in questa fase prematura, si rese conto del potenziale dell’idea e mi chiese di svilupparla ulteriormente. Così sono uscita a comprare un enorme pezzo di spugna. È stato divertentissimo, una piccola avventura, trasportare quel materasso in cima al tetto della macchina di Lagostudio, una vecchia Fiat arrugginita che sembrava cadesse a pezzi. Ricordo che fu un pomeriggio molto divertente!

Primo bozzetto della poltroncina Huggy - Settembre 2007

Primo bozzetto della poltroncina Huggy – Settembre 2007

V: Posso immaginare! È stato difficile trasformare il concept in prodotto?

B: Beh…ho realizzato così tanti prototipi…perché cambiando anche un solo parametro, dovevo cambiare tutti gli altri. Nella fase iniziale di sviluppo è tutto un percorso di prove ed errori; devi capire cosa può funzionare e cosa no. Ho dovuto provare materiali con densità diverse, differenti diametri per il cilindro, vari spessori per il materasso, perché tutte queste cose sono connesse nel design di Huggy. Il materasso deve lavorare come un letto in termini di lunghezza, densità, spessore e, allo stesso tempo, funzionare come comoda seduta. Volevo rendere il prodotto molto semplice, un materasso incastrato in un anello, quindi ho fatto una semplice struttura di legno in cui ho spremuto il materasso e ha funzionato! Eravamo ancora lontani da un prodotto finito, ma ha funzionato. Uno poteva sedersi e questo dimostrò che Huggy poteva diventare un prodotto vero e proprio. Era un punto di partenza. Quello di cui molte persone non si rendono conto è che la parte principale del design è invisibile. Non la vedi nel prodotto finale.

Primo modellino della poltroncina Huggy

Primo modellino della poltroncina Huggy – Settembre 2007

V: Sì, penso che il “work in progress” sia molto interessante e poi gli ostacoli, a volte, ci possono portare soluzioni nuove, magari migliori di quelle che avevamo pensato all’inizio…

B: Sì, hai assolutamente ragione! È importante mantenere una visione chiara lungo la strada. Bisogna essere di mentalità aperta e accettare che quello che si ha in mente all’inizio potrebbe non funzionare…essere aperti a nuove soluzioni. Il problema è che, a volte, le persone diventano troppo ossessionate da un’idea e cercano di spingerla con qualsiasi mezzo, anche quando è chiaro che non funzionerà; così nascono progetti troppo complicati, super stilosi. Io non sono in alcun modo una stilista, ecco perché ho chiamato il mio studio “Shoot the stylist” (spara allo stilista). Credo nella bellezza, ma la ritrovo nella semplicità, non in un eccesso di decorazione.

prototipo poltroncina Huggy

Secondo prototipo della poltroncina Huggy – Dicembre 2007

V: In effetti Huggy è molto semplice, anche nella possibilità di trasformarsi in un letto. Questa doppia funzione risolve tantissimi problemi, soprattutto quando hai ospiti in casa e non sai dove metterli! È un design che aiuta la vita quotidiana, che non la complica.

B: Sì, sono molto orgogliosa del prodotto. Così semplice … Io sono una grande fan della semplicità e dell’approccio “ciò che vedi, è ciò che compri”. Alcune persone potrebbero vederlo come un approccio di non-design, perché non riguarda troppo lo stile. Per me si tratta piuttosto di lasciare che il concetto realizzi se stesso. Non mi piacciono i meccanismi complicati; credo che fare design significhi trovare l’essenza di un’idea e poi quest’idea si realizzerà da sola. In un certo senso è un approccio molto Lago, per questo credo che questo sia un terreno meraviglioso per un rapporto di lavoro tra azienda e designer.

Come usare Huggy

Da poltroncina Huggy diventa un comodo letto d’emergenza

V: Questo approccio di non-design si adatta bene alla nostra società, così liquida, sempre mutevole, in cui nulla è allo stesso modo. E Huggy è proprio figlia di questo mondo iper-mutevole. Ha anche vinto il Good Design Award 2009

B: Il Good Design Award è stato il riconoscimento ufficiale del mio design! Credo che il design debba avere una componente emotiva. Sempre. In qualche modo Huggy tocca le persone emotivamente, perché crea uno spazio così intimo e accogliente come un abbraccio!

V: Brit, mi hai incuriosito, come mai hai chiamato il tuo studio “Shoot the Stylist”?

B: Sai, un sacco di gente confonde il design con lo styling della forma, ma è molto più di questo! Idealmente, il design dovrebbe riguardare un concetto o un’intera filosofia. La mia filosofia si può definire “ambientalismo emozionale”…se può aver senso.

V: Che cosa intendi con ambientalismo emozionale?

B: Credo che il design dovrebbe creare vie, più che cose! Infatti, il design può anche creare cose intangibili, immateriali… può fornire anche solo una struttura, o un servizio, o una situazione. Questo è ciò che voglio creare: un design che dia un beneficio, che aiuti a vivere. In questo modo di pensare dev’essere coinvolta anche l’etica. Poco fa parlavi dei tempi in cui viviamo…penso che i tempi in cui viviamo non siano certamente molto etici. Sembra che la regola sia: “Finché riesci a farla franca, tutto è permesso”. Ai giorni nostri sono le persone più insapori, avide, volgari e senza arte, né parte a farla da padrone, a fare più soldi. I soldi sono il principio guida dei nostri tempi ed è così da un po’ di tempo. Per opporsi a questo serve un “design etico”.

Punch and Cuddle by Brit Leissler - Example of emotional furniture

Punch and Cuddle by Brit Leissler – Esempio di arredamento emozionale

V: Sto intervistando anche altri giovani designer in questo periodo… l’etica è una parola ricorrente. Forse questa crisi sta spingendo le imprese, i designer, ognuno di noi a ripensare il proprio atteggiamento verso l’ambiente.

B: Quando si progetta si dovrebbero prendere in considerazione non solo i costi di produzione…certo, sono importanti, altrimenti è impossibile produrre qualcosa e renderlo fattibile. Tuttavia, bisogna anche considerare i costi ambientali e persino quelli socio-culturali del prodotto. Se si creano solo cose brutte, in un certo modo si contribuisce a rendere brutto il mondo. E non sto parlando solo di come appaiono le cose. Parlo di ciò che rappresentano come sistema di valori. Io non sono per gli espedienti, ma non sono nemmeno contro la leggerezza (di cuore) nel design. Il design può essere divertente, anche stupido; quello che conta è che tocchi la gente in un modo o nell’altro…e offra un certo beneficio. Sento che ci sono moltissimi bisogni che le persone hanno e che non sono soddisfatti dai designer. Con Lago sento che c’è lo spazio per creare prodotti su larga scala, raggiungendo molte persone e, per questo, creare un “impatto silenzioso” nella vita quotidiana della gente.

V: Un impatto silenzioso nella vita delle persone…

B: Sì, questo è quello che può fare il design…idealmente…creare un cambiamento nel modo di vivere. Non voglio essere una “dittatrice del design”. Voglio dire piuttosto che come designer devi essere in grado di leggere, con sensibilità, il modo di vivere, le interazioni che le persone hanno ogni giorno, ecc. Come designer puoi creare il contesto per il prodotto…costruire un mondo…se si tratta di un mondo nel quale la gente si identifica, troverai sempre un “mercato” per il tuo prodotto. Non credo molto nel marketing; credo piuttosto nel toccare davvero le emozioni della gente, non nel cercare artificialmente di convincerli a comprare qualcosa di cui non hanno realmente bisogno. Quindi se le persone sentono di identificarsi con il tuo “mondo” e le cose che disegni, parteciperanno spontaneamente…Non so se tutto questo sia comprensibile…è un po’ astratto, mi rendo conto, ma mi hai chiesto qual è la mia filosofia…Penso che, come designer, sia importante avere un certo senso di responsabilità, perché hai una grande responsabilità, quando crei qualcosa per gli altri.

Air Wildwood, un tavolo che ha un’anima

Quando compriamo qualcosa raramente pensiamo al processo che sta dietro. Siamo così impegnati a scegliere la forma, a combinare i colori, a capire se le dimensioni sono giuste o no per casa nostra che ci dimentichiamo di approfondire.

Spesso le aziende non contribuiscono a colmare questo gap, perché in genere non si preoccupano di comunicare il processo, ma solamente il prodotto finito. Ad esempio, che cosa spinge un’azienda a realizzare un prodotto piuttosto che un altro? Quante ore servono per produrlo? E quanti prototipi sono stati realizzati prima di arrivare alla versione definitiva?

Prendiamo il tavolo Air Wildwood. Ci sono voluti ben 22 modelli per arrivare al prototipo definitivo e 120 ore per progettarlo e ingegnerizzarlo, ma ci piaceva l’idea di introdurre in collezione questo legno così vissuto…quasi come se avessimo raccolto un tronco trasportato dalla marea sulla spiaggia e lo avessimo usato per fare tavoli, mensole, letti…

Air wildwood_table

Ogni tavolo Air in Wildwood è unico, ha venature diverse, ha un’anima. E poi il legno è un materiale che comunica verità, emozione, tempo.

Tempo. È quella dimensione che dà la misura di quanta cura venga messa nella creazione di qualcosa.

Se vi dicessi che il processo di produzione del vostro tavolo Wildwood dura 12 ore e richiede la passione di 5 artigiani? Forse riuscireste a sentire quanta attenzione ed esperienza vi ha messo chi l’ha realizzato.

lavorazione wildwood

Ma il tavolo Air Wildwood è anche altro. È un tavolo con una memoria, un prodotto che acquisisce una storia man mano che lo si usa, dove anche il più piccolo sfregio, dovuto all’usura, comunica qualcosa della vita che gli accade attorno. Un tavolo che invita alla condivisione.

Vi lascio con un po’ di numeri. E, perché no, la possibilità di vincerlo partecipando al contest Lago “Design is changing”. Basta cliccare qui!

numeri tavolo air wildwood