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Lago Object, arriva la collezione Vita-Nova di Giovanni Scafuro

Giovanni Scafuro

Dopo Filodolce di Giovanni Casellato, LAGO continua la ricerca di oggettistica di design con un’anima artigiana presentando Vita-Nova di Giovanni Scafuro.

La collezione raccoglie oggetti che prima erano altro come tazze, biscottiere e zuccheriere, dove la ceramica bianca e minimale viene perfettamente bilanciata dalla presenza di una posata che la trapassa e funge da manico, o come vecchi piatti decorati che diventano gioielli e oggetti per la casa.

Siamo andati a intervistare l’autore: Giovanni Scafuro, artigiano milanese che ha respirato, giovanissimo, l’aria delle botteghe di Napoli incontrando ceramisti, fabbri e falegnami dai quali ha appreso l’arte del lavoro manuale. Il riciclo e il recupero sono una costante del suo continuo processo di sperimentazione e il punto di partenza per creare Vita-Nova che, mescolando tecniche e materiali, conferisce nuova vita a oggetti di uso quotidiano.

Giovanni, ti definisci handesigner…chi è un handesigner?

Il termine handesigner è per me un modo diverso di dire artigiano, colui che progetta, realizza e sperimenta. Deriva da handesign ovvero “hand & sign” dove la mano indica la manualità che è sempre dietro ai miei oggetti e il segno la progettazione sperimentale. Due concetti essenziali, a mio avviso, per dare un’anima all’oggetto e renderlo unico.

Come hai deciso di diventare handesigner?

In realtà è nato tutto un po’ per caso, circa 20 anni fa, saltellando di bottega in bottega tra i vari artigiani napoletani: Nicola, un mastro vetraio, l’ultimo a Napoli a realizzare gli specchi in maniera artigianale; Raffaele l’ebanista che riconosce il legno solo dall’odore; Mario, il fabbro che non ha bisogno del metro per conoscere la misura di un tubo; Antimo, il ceramista che tira su vasi a occhi chiusi; Marcello che realizza vetrate tiffany e con cui, nelle pause pranzo, progettavo tutto e nulla sui cartoni delle pizze e poi Gennaro, il pittore che mi ha insegnato a guardare i colori…e tanti altri. Da loro ho appreso sia le tecniche, spesso tradizionali, che il modo di guardare le cose da un punto diverso, inusuale. E ho iniziato a realizzare oggetti che, negli anni, raggruppavano sempre più tecniche e materiali, riutilizzando qualcosa di già esistente, giunto ormai alla fine del ciclo di vita.

Qual è l’idea alla base del tuo design?

Guardare con occhi nuovi le cose, dargli una nuova direzione e un’altra vita. Lavorando con materiali di riciclo mi faccio dapprima ispirare dal materiale, poi cerco di combinare le tecniche cercando di creare qualcosa di inedito. Spesso mi faccio ispirare da quello che viene “rifiutato” e che trovo nei mercatini delle pulci o da antiquari e robivecchi come i vecchi piatti di porcellana che hanno una manifattura eccellente e che, se sbeccati, vengono considerati rifiuti. Questa cosa non mi andava giù, così ho realizzato una linea di gioielli. Le vecchie posate in alpacca, invece, le trasformo in decorazioni per la casa come centrotavola o lampade.

Ho notato che hai una passione smodata per le forchette. Da dove nasce?

La forchetta è l’oggetto su cui ho scelto di focalizzare la mia sperimentazione, sia perché il metallo è il mio materiale preferito, dato che non necessita di lunghi tempi di lavorazione come il legno, la ceramica o il vetro, ma anche per il legame che ha con il quotidiano. Mi diverte guardare il sorriso delle persone quando scoprono che ho utilizzato la forchetta per un gioiello o l’ho trasformata nel manico di una tazzina. Vederla con altri occhi spesso stupisce, perché ha una forma e un utilizzo che riteniamo solitamente immutabile.

Ci parli della collezione che hai sviluppato per Lago?

La collezione Lago Vita-Nova raccoglie oggetti che prima erano qualcos’altro, come le ceramiche bianche e minimali (tazzine, tazze da tè, biscottiere, zuccheriere) che vengono perfettamente bilanciate dalla presenza di una posata che le trapassa e funge da manico. O vecchi piatti decorati recuperati da antiquari o nei mercatini dell’usato e trasformati in gioielli e oggetti per la casa. La cosa che mi interessa di più del riutilizzo è la ricerca di un nuovo punto di vista, usando al meglio il materiale sia per le sue caratteristiche tecniche, che per il suo lato estetico.

Giovanni Scafuro al lavoro