Intervista a Giorgio Fipaldini, ideatore di ‘open | MORE THAN BOOKS’

Esattamente un anno fa a Milano abbiamo inaugurato ‘OPEN | more than books ‘, uno spazio innovativo progettato per essere non solo luogo di vendita (di libri e mobili) ma anche luogo di socialità, condivisione, apertura.

Da sempre crediamo nelle relazioni e in un design che le favorisca. Per questo abbiamo partecipato alla creazione di questo spazio multifunzionale, dove i confini si annullano e nel quale si può fare di tutto: incontrarsi, stare da soli, lavorare chiacchierare, mangiare, comprare.

In occasione dell’anniversario abbiamo intervistato il nostro partner Giorgio Fipaldini, ideatore e CEO di OPEN.

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Tempo di bilanci. Com’è andato il primo anno di OPEN?

Parafrasando uno scrittore francese Guy de Maupassant: l’inizio di una “start-up” non è mai come lo immagini. E ciò la rende entusiasmante quanto imprevedibile.
Letteratura a parte, OPEN si appresta a chiudere il primo anno di attività con un bilancio positivo con tutte le nostre aree di business che segnano un trend in crescita in termini di ricavi e margini. La brand awarness è cresciuta più delle previsioni. Dire OPEN a Milano significa parlare di un luogo, di una libreria, di uno spazio di design, di un co-working,  di uno “status”.

Come è nata l’idea di questo spazio?

Come tutte le idee: dalla curiosità.
Oggi il settore dell’editoria è in crisi, le persone comprano meno libri tuttavia leggono più di prima, ma in modi e in luoghi nuovi.
Da qui nasce l’opportunità di creare un nuovo concetto di libreria, diverso da quello tradizionale, più ampio, digitale e con una logica di contaminazione e collaborazione.
Proprio in questa logica di contaminazione abbiamo unito il mondo della cultura con quello del lavoro, creando un luogo unico e innovativo in un’atmosfera home-feeling realizzata da un partner strategico come Lago. Per questo motivo è riduttivo definire OPEN solo una libreria, ma è uno spazio che si propone di offrire a tutti, studenti, professionisti e famiglie, servizi, stimoli e soprattutto esperienze. Un ecosistema culturale in linea con lo Spirito del Tempo.

Rispetto alle tue aspettative iniziali, cosa ti ha sorpreso positivamente?

Le aziende: la velocità con cui è cresciuto l’affitto degli spazi da parte di aziende e professionisti dimostra quanto il format OPEN funzioni. Offrire il valore aggiunto della cultura assieme ai servizi professionali e su misura, risponde a una domanda precisa del nostro tempo: cercare contenuti ed esperienze.
Ci hanno sorpreso poi gli studenti, non per la loro affluenza, ma per la loro partecipazione ad OPEN.
Un’aspettativa invece ampiamente soddisfatta è stato il pubblico che partecipa ai nostri eventi: una media di 30 persone ad evento per circa 40 eventi al mese. Sono risultati che alcuni grandi store della cultura c’invidiano.

Tre persone che inviteresti a sedersi al LAGO COMMUNITY TABLE in OPEN

Se devo fare dei nomi: Brunello Cuccinelli per la visione imprenditoriale innovativa e non convenzionale comune a Lago; Banksy per gli stimoli artistico/sociali e Lizzie Velasquez per imparare a vivere.

Come vedi il futuro di OPEN?

Il segreto della felicità di Nietzsche era un punto, una linea retta e una meta. Il futuro di OPEN non lo vedo così lineare, lo vedo impervio e inesplorato, ambizioso e gratificante. Abbiamo ricevuto diverse richieste di apertura in altre città, anche all’estero, per questo il nostro piano di sviluppo lo stiamo definendo in un’ottica internazionale. Per il 2015 uno dei primi cambiamenti sarà la gestione diretta dell’area Food&Beverage, con la collaborazione di esperti del settore.

Per chi non ci fosse ancora stato, OPEN si trova in viale Montenero, 6 a Milano.
Per vedere gli scatti condivisi ad OPEN, clicca qui.

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Questo post è disponibile anche in: Inglese

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