My Second Life

“Puoi capire subito chi hai davanti raccontandogli di Second Life.”
Questo è più o meno quanto sostiene il mio collega Stefano, il quale ritiene di poter classificare le sue conoscenze in base alle reazioni dopo il racconto di cosa sia Second Life.

Raccontare e spiegare cosa sia 2nd life può scatenare nel tuo interlocutore delle strane reazioni. Subito alla curiosità subentrano elucubrazioni etiche, poi arriva lo sdegno per chi, frustrato e isolato dal mondo intero, cerca il riscatto attraverso una nuova identità virtuale. La discussione poi si spegne sulla domanda: e se fossimo noi stessi dentro a una sorta di First Life? se ci fosse qualcuno che col mouse ci sposta da casa al lavoro per guadagnare punti che lo faranno accedere al livello successivo? vuoi rimanere o prendere la pillola che ti farà uscire da Matrix?

Tali reazioni un poco mi ricordano quelle che si avevano qualche anno fa apprendendo di strani esseri che vivevano oltreoceano: dalla faccia bianchissima, sommersi da scatolette di cibo cinese e lattine di birra schiacciate, in canottiera macchiata di senape, che riuscivano a stare giornate intere “collegati”, a “surfare” nella rete.

Adamo LinkOggi non solo è noto che questa è diventata la normalità (a parte la sporcizia e la canottiera), ma è anche noto come la mancanza della rete crei spaesamento, vuoto, anche ansia; ne è la testimonianza il fatto che io sia qui a scrivere queste cose da casa, dopo una giornata di lavoro e dopo cena.

Non mi sono mai addentrato in riflessioni “etiche” su 2nd Life, e il motivo è semplice: sto ancora cercando di capire bene il fenomeno che da un punto di vista di marketing e comunicazione, oltre che di sociologia dei consumi, è per quanto mi riguarda molto appassionante. A testimoniarlo ci sono 2 milioni di utenti registrati ed una vera e propria economia virtuale che fa circolare l’equivalente di mezzo milione di dollari al giorno.

Ricordo di quanto sconvolgenti - e brevi - erano state le prime partite in rete ad America ‘s Army, dove a combattere contro di te erano veri esseri pensanti, magari anche veterani del Golfo, e proprio perchè pensanti ti facevano fuori in un nanosecondo. Alienazione da videogame?, incitamento alla violenza? mai provato nulla di tutto questo. Mai come trovandomi in una guerra virtuale (complice il coinvolgimento totale che dopo pochi minuti il gioco riesce ad ottenere), ho provato disgusto per le armi e intensa la sensazione di quanto precaria sia la vita in guerra e di come basti veramente un nanosecondo per sparire.

Ad annunciarmi che grazie alla rete stava avvicinadosi una vera e propria rivoluzione era stata una notizia apparentemente banale. Un ragazzo si era inventato il mestiere di fotografo virtuale. Si aggirava appunto per i giochi in rete e “fotografava” (un semplice snapshot come quello che potete fare voi premendo stamp sulla tastiera) i giocatori più famosi. I ritratti erano poi esposti e forse venduti.

Quello che vedete in foto è Adamo Link, il mio alter ego su Second Life. Un poco alla volta sto imparando a destreggiarmi in questo mondo, dandomi un aspetto decente e teletrasportandomi nei vari punti caldi della mappa.

Domani racconterò del mio sorvolo sul quartier generale IBM. E’ ora di chidere questo post e di spegnere il computer. Non vorrei che la mia ansia da mancanza di rete cominciasse a preoccuparvi.

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