Monthly Archives: January 2007

Per favore, vorrei un chip sottopelle

Tutti i giornali oggi riportano la notizia di quella che sembra essere la moda del momento, almeno oltreoceano. Mai più password e codici ad intasare la mente, ma un unico chip installato sottopelle che grazie alla tecnologia RFID (radio frequency identification) è in grado ad esempio di far aprire la porta di casa quando ci avviciniamo ad essa.

Non entriamo nel merito dell’installazione sottopelle, pensiamo solamente a come questa tecnologia trasformerà la pubblicità.

 

 

 

Da lunedì scorso a San Francisco, questo tabellone saluta per nome ogni guidatore di Mini che gli passi a tiro. Il segreto sta appunto nel chip RFID contenuto nella chiave della macchina.

via NewYorkTimes

 

 

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Birmingham 2007

Il 2007, anche se appena iniziato ha già portato i primi frutti. Eccoci alla fiera di Birmingham che ci vede presenti per la prima volta in veste ufficiale per il mercato inglese. Anche l’immagine è rinnovata grazie al nastro bianco che si snoda nello stand e crea l’ambiente giusto per valorizzare i nostri prodotti colorati.

 

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Salone del mobile Colonia 2007

di Daniela Sarracco
Di nuovo quest’anno a Colonia c’è stato un tepore inusuale (prima dell’arrivo dell’uragano Kyrill) a cui è corrisposto un tiepido riaprirsi del mercato tedesco, da anni congelato. La fiera era animata e vivace in alcuni padiglioni come il
pad. 11, e più deserta negli altri.

L’ingresso dei cinesi non ha sicuramente alzato la qualità della manifestazione fieristica che si conferma però importante per il mercato tedesco che sembra aver riacquistato fiducia nei confronti dei produttori italiani almeno verso quelli di buon livello. La presenza internazionale che voleva Colonia invece seconda soltanto a Milano, è decisamente in calo. Il 70% dei visitatori erano tedeschi. Quindi una buona fiera, ma legata ad un mercato locale.

Ineceppibile e meritevole l’organizzazione e la logistica. E’ una fiera sicuramente meno faticosa da farsi che non Milano ad Aprile. Ma contano anche le dimensioni, la distanza con la città, i trasporti etc.

Contenti quindi gli espositori italiani di marchio per i quali il mercato tedesco registra una leggera ripresa. Ripresa forse meno sentita per aziende meno conosciute o minori.

Per quanto riguarda il Fuori Fiera segnaliamo la felice location Design Post. Situata appena al di là della strada usciti dalla Fiera, questo pregevole edificio di archeologia industriale ex magazzino delle Poste, accoglie una ventina di marchi dell’arredamento che hanno scelto questa location come showroom permanente e si propone un po’ come “l’altra fiera”. Ottima l’organizzazione di Design Post che ha offerto agli espositori un pacchetto all inclusive comprensivo di uso dei bar, del self service e del servizio navetta. Oltre ad una pregevole festa d’apertura a cui hanno partecipato in moltissimi.

V-tail, il futuro del retail

“Il commercio elettronico non può darti la stessa sensazione di quando entri fisicamente in un negozio.” Per il business dell’arredamento questa convinzione sembra solida. Quanti avranno il coraggio di comprare una cucina o una camera da letto via web?

Se però IBM stanzia milioni di dollari e mette centinaia di suoi dipendenti e collaboratori al lavoro per traghettare il gigante Sears (da 120 anni nel mondo del retail) su Second Life, forse qualcosa presto cambierà nella direzione del Virtual Retail.

In particolare il progetto ”Sears Virtual Home” promette non tanto di poter comprare i prodotti distribuiti da Sears su Second Life, ma la possibilità di rendere interattiva l’esperienza di consultazione di un catalogo virtuale, fino ad oggi chiuso in piatte pagine web.

Per esempio si riuscirà ad importare in uno showroom virtuale il modello 3d della cucina che volete comprare, (avete mai provato Google sketchup?), si potranno così cambiare finiture, personalizzarla e rimodellarla. Potremmo aggiungere poi gli altri prodotti Sears (ad esempio un tavolo, dei vasi, un quadro) e collocarli nell’ambientazione creata.

Fino a qui nulla di nuovo; esistono già molti configuratori via web. La rivoluzione sta nell’avere a disposizione un catalogo quasi infinito di prodotti da assemblare assieme e nello sfruttare le potenzialità di Second Life, dove con il proprio personaggio virtuale ognuno potrà entrare nella nuova cucina ed interagire con il nuovo ambiente creato.

Questo sembra il futuro, siamo però solo agli inizi. Stiamo a vedere.

 

 

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My Second Life

“Puoi capire subito chi hai davanti raccontandogli di Second Life.”
Questo è più o meno quanto sostiene il mio collega Stefano, il quale ritiene di poter classificare le sue conoscenze in base alle reazioni dopo il racconto di cosa sia Second Life.

Raccontare e spiegare cosa sia 2nd life può scatenare nel tuo interlocutore delle strane reazioni. Subito alla curiosità subentrano elucubrazioni etiche, poi arriva lo sdegno per chi, frustrato e isolato dal mondo intero, cerca il riscatto attraverso una nuova identità virtuale. La discussione poi si spegne sulla domanda: e se fossimo noi stessi dentro a una sorta di First Life? se ci fosse qualcuno che col mouse ci sposta da casa al lavoro per guadagnare punti che lo faranno accedere al livello successivo? vuoi rimanere o prendere la pillola che ti farà uscire da Matrix?

Tali reazioni un poco mi ricordano quelle che si avevano qualche anno fa apprendendo di strani esseri che vivevano oltreoceano: dalla faccia bianchissima, sommersi da scatolette di cibo cinese e lattine di birra schiacciate, in canottiera macchiata di senape, che riuscivano a stare giornate intere “collegati”, a “surfare” nella rete.

Adamo LinkOggi non solo è noto che questa è diventata la normalità (a parte la sporcizia e la canottiera), ma è anche noto come la mancanza della rete crei spaesamento, vuoto, anche ansia; ne è la testimonianza il fatto che io sia qui a scrivere queste cose da casa, dopo una giornata di lavoro e dopo cena.

Non mi sono mai addentrato in riflessioni “etiche” su 2nd Life, e il motivo è semplice: sto ancora cercando di capire bene il fenomeno che da un punto di vista di marketing e comunicazione, oltre che di sociologia dei consumi, è per quanto mi riguarda molto appassionante. A testimoniarlo ci sono 2 milioni di utenti registrati ed una vera e propria economia virtuale che fa circolare l’equivalente di mezzo milione di dollari al giorno.

Ricordo di quanto sconvolgenti - e brevi - erano state le prime partite in rete ad America ‘s Army, dove a combattere contro di te erano veri esseri pensanti, magari anche veterani del Golfo, e proprio perchè pensanti ti facevano fuori in un nanosecondo. Alienazione da videogame?, incitamento alla violenza? mai provato nulla di tutto questo. Mai come trovandomi in una guerra virtuale (complice il coinvolgimento totale che dopo pochi minuti il gioco riesce ad ottenere), ho provato disgusto per le armi e intensa la sensazione di quanto precaria sia la vita in guerra e di come basti veramente un nanosecondo per sparire.

Ad annunciarmi che grazie alla rete stava avvicinadosi una vera e propria rivoluzione era stata una notizia apparentemente banale. Un ragazzo si era inventato il mestiere di fotografo virtuale. Si aggirava appunto per i giochi in rete e “fotografava” (un semplice snapshot come quello che potete fare voi premendo stamp sulla tastiera) i giocatori più famosi. I ritratti erano poi esposti e forse venduti.

Quello che vedete in foto è Adamo Link, il mio alter ego su Second Life. Un poco alla volta sto imparando a destreggiarmi in questo mondo, dandomi un aspetto decente e teletrasportandomi nei vari punti caldi della mappa.

Domani racconterò del mio sorvolo sul quartier generale IBM. E’ ora di chidere questo post e di spegnere il computer. Non vorrei che la mia ansia da mancanza di rete cominciasse a preoccuparvi.

Made in Italy 2.0, extreme luxury.

Da ieri è partito il nuovo e ambizioso progetto di Lapo Elkann, abilmente lanciato tra le altre cose, attraverso l’ intervista del TG1 della settimana scorsa, che tanti dubbi ha sollevato nella rete per la poca trasparenza del servizio pubblico.  Si chiama Italia independent e si propone di realizzare “personal belongings” oggetti unici e innovativi, espressione diretta dell’esperienze e dei gusti delle persone indipendenti.

 

 

Tutti i prodotti italia independent sono concepiti, sviluppati e prodotti al 100% in Italia. L’italianità è uno dei principali valori del marchio: nel progetto I.I. L’italianità viene riletta sotto una nuova luce, lontana dai vecchi stereotipi ma in un’ottica più globale, creativa e innovativa.
Il claim di Italia Independent è made in Italy 2.0. Come accade con i software in campo informatico, I.I. Intende aggiornare il concetto di made in Italy integrandolo con elementi nuovi: contaminando lo stile, sostituendo lo status symbol al “me unique symbol” e aggiungendo l’innovazione alla tradizione.

Il primo prodotto di questo made in italy 2.0, venduto attraverso il sito e in pochi store selezionatissimi, sono gli occhiali in carbonio sever al prezzo di circa 1000 €. Alla faccia del design accessibile.